“Vini delle Coste”: a Lucca il sole e la salsedine si fanno racconto corale

Si è appena spenta l’eco dei brindisi e delle conversazioni che per due giorni hanno animato le storiche sale del Real Collegio di Lucca, teatro della prima edizione di “Vini delle Coste”. Un evento che, come una brezza marina carica di profumi, ha saputo portare alla ribalta un’Italia enologica forse meno celebrata, ma non per questo meno affascinante: quella dei vini baciati dal sole e accarezzati dalla salsedine.

L’intuizione di Alessandra Guidi, ideatrice della manifestazione, si è rivelata quanto mai azzeccata. In un paese circondato dal mare, la ricchezza e la diversità dei “vini delle coste” rappresentano un patrimonio ancora in gran parte da esplorare. “Vini delle Coste” ha avuto il merito di accendere i riflettori su questa specificità, riunendo a Lucca, nei giorni del 30 e 31 marzo, un mosaico di produttori che dalle Alpi Apuane all’Arcipelago Toscano, dalle coste adriatiche alla Liguria, interpretano con passione e dedizione il legame indissolubile tra la vite e il mare.

Ottanta aziende vitivinicole, in gran parte artigiane e custodi di un sapere tramandato di generazione in generazione, hanno risposto presente all’appello. Un “viaggio in Italia” che ha messo in mostra la vivacità delle Colline Lucchesi e di Montecarlo, la peculiarità delle Colline Pisane e della Lunigiana, senza dimenticare le espressioni enologiche delle province di Livorno, Grosseto e Firenze, fino ad abbracciare le interessanti realtà di Marche e Abruzzo. Un parterre ricco e variegato, capace di offrire oltre 300 etichette in degustazione, testimoniando la poliedricità di un terroir influenzato dalla vicinanza del mare.

Ma “Vini delle Coste” non è stato solo una vetrina di eccellenze enologiche. L’evento ha saputo distinguersi per la sua anima culturale, grazie soprattutto al format “Condimenti” ideato dallo chef Cristiano Tomei. Un vero e proprio “cibo per la mente”, un tavolo conviviale dove cuochi, produttori, esperti e appassionati si sono confrontati non solo sul vino e sul cibo, ma anche sul loro impatto sulla società. La presenza di ospiti di calibro come Marco Stabile, Enrico Dandolo, Giuseppe Carrus e lo stesso Massimo Giacon, autore della suggestiva locandina, ha arricchito ulteriormente il dibattito, creando un ponte tra l’enogastronomia e diverse forme d’arte e di pensiero.

La sinergia con il Lucca Comics & Games, evento di fama internazionale, ha rappresentato un ulteriore elemento distintivo, sottolineando come il territorio lucchese sia un fertile terreno di contaminazioni culturali. Il progetto Foodmetti, “festival nel festival” curato sempre da Tomei, ha confermato questa vocazione, integrando il mondo del fumetto con le eccellenze enogastronomiche.

Un plauso particolare va alle realtà di “viticoltura eroica” e “sociale” che hanno trovato spazio all’interno della manifestazione. Aziende come Maestà della Formica, Terenzuola e Altura Vigneto testimoniano la tenacia di chi coltiva la vite in condizioni estreme, preservando paesaggi unici e producendo vini di rara intensità. Allo stesso modo, la presenza di cooperative sociali come Calafata e l’Azienda Agricola Pieve Santo Stefano evidenzia come il vino possa essere uno strumento di inclusione sociale e di recupero di territori marginali.

Il successo di questa edizione, con oltre 1200 visitatori tra operatori del settore e appassionati, e la presenza di stampa nazionale ed estera, dimostra la validità di una formula che punta sulla valorizzazione delle specificità territoriali e sullo spirito di collaborazione. Come sottolinea Alessandra Guidi, l’obiettivo è stato anche quello di “rafforzare lo spirito di squadra nel mondo del vino”, un aspetto cruciale in un momento storico complesso.

“Vini delle Coste” si congeda da Lucca con la promessa di tornare, lasciando nel calice il ricordo di un’Italia enologica autentica, dove il sole, il mare e la passione dei vignaioli si fondono in un racconto corale di sapori e di storie. Un evento che ha saputo “condire le menti” e celebrare il vino non solo come prodotto, ma come espressione di cultura e di un legame profondo con la terra.

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